L’orologio marcatempo è stato certamente il primo strumento utilizzato nelle aziende post-industriali per gestire gli orari di entrata e di uscita dei lavoratori nelle aziende. Molti di noi ricordano ancora i modelli meccanici che obliteravano una cartella di carta marcando così l’inizio e la fine dell’orario lavorativo.

Come ogni strumento, sono state prodotte innumerevoli versioni del marcatempo e nel corso degli anni ha conosciuto uno sviluppo tecnologico considerevole, tanto da rimanere riconoscibile solo nelle funzioni più basilari ed essersi progressivamente smaterializzato.

Ma che processo di sviluppo ha conosciuto questo strumento arcaico e in che modo l’avvento di Internet ha cambiato il modo di utilizzarlo?

 

Dall’addetto alla macchina obliteratrice

I primi marcatempo meccanici hanno avuto il merito di sostituire elenchi scritti a mano e la presenza fisica degli addetti al compito di aprire e chiudere gli accessi all’azienda a orari prestabiliti; ricordiamo che in seguito alla rivoluzione industriale le fabbriche erano aperte e chiuse per periodi di tempo limitati al transito del personale e che i dipendenti spesso erano costretti a rimanere all’interno dell’edificio fino a orario di chiusura.

I primi marcatempo hanno permesso ai lavoratori di certificare i propri orari mediante l’uso di una semplice macchina obliteratrice e sollevare l’azienda dall’onere di vigilare costantemente sul rispetto degli orari con personale specificamente addetto a questa mansione.

 

Marcatempo elettronico e badge

L’utilizzo di meccanismi sempre più avanzati ha portato alla nascita del marcatempo elettronico dove, mediante l’utilizzo di un badge, è diventato possibile registrare i dati relativi agli orari dei dipendenti su un nastro magnetico e, in seguito, su microchip.

Questa innovazione ha portato due immediati benefici: il primo è stato la possibilità di unire il controllo degli accessi aziendali alla registrazione oraria grazie all’utilizzo del medesimo badge; il secondo riguarda la maggiore precisione e facilità di consultazione e condivisione dei dati informatici che venivano direttamente inseriti sul gestionale o raccolti in apposite banche dati.

La geo-localizzazione è il passo successivo per quanto riguarda le tecnologie di rilevazione e gestione presenze. Sebbene molto discussa, per quanto riguarda il rispetto della privacy, questa potenzialità sta incontrando il favore di molte aziende e lavoratori; la possibilità di validare gli spostamenti e il tempo trascorso assicura più efficienza alle imprese e tutela il lavoratore identificando la sua posizione in ogni momento del suo orario lavorativo. Si tratta di un vantaggio ben comprensibile qualora insorgessero questioni interne o fosse necessario fornire dati certi e precisi a soggetti esterni preposti a controlli.

 

Informatizzazione e App

Con l’avvento di Internet e la crescente informatizzazione delle aziende è stato progressivamente abbandonato il concetto di hardware in favore dell’agilità e semplicità di uso e installazione di software di rilevazione presenze. Oggi infatti è possibile utilizzare App compatibili con qualunque dispositivo, dai PC agli Smartphone e Tablet, rendendo così completamente automatizzata e sicura la registrazione dei propri orari e la loro consultazione da parte di dipendenti e aziende.

La tecnologia Cloud ha inoltre permesso di accedere a questi programmi anche al di fuori dei luoghi e degli orari lavorativi, con funzioni specifiche pensate per gestire i turni, i permessi, le ferie, ecc.

In questo modo sia l’azienda che i lavoratori possono tranquillamente svolgere le proprie mansioni senza più procedere con il rituale di timbratura del cartellino. Questo apre molte possibilità ad attività lavorative esterne all’azienda, con maggiori garanzie di tutela per il dipendete e per l’azienda grazie alla conservazione e archiviazione dei dati digitali.

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Il Marcatempo: Storia della Rilevazione delle Presenze ultima modifica: 2018-07-24T10:15:23+00:00 da Peoplelink Team