Si sente parlare da diversi anni di questo fenomeno negativo che serpeggia all’interno di aziende e uffici, ma non sempre ne vengono individuati tempestivamente i sintomi. Lasciare che un dipendente subisca vessazioni da parte di colleghi o superiori è un qualcosa che non dovrebbe nemmeno essere concepito ma che purtroppo avviene con una certa frequenza.
Il mobbing sul lavoro non è mai da sottovalutare, anche se i segnali sembrano flebili, perché può causare pesanti danni psicologici a una persona e portare un’azienda a una deriva non piacevole.
In questo articolo approfondiremo questa importante tematica e cercheremo di dare alcuni utili consigli.
Contenuti dell'articolo:
Cos’è il mobbing sul lavoro
Per capire cos’è il mobbing bisogna partire dall’etimologia del termine di origine inglese. Mobbing deriva dal verbo anglosassone “to mob” che può essere tradotto in italiano con “assillare”.
La semplice traduzione ci fa capire immediatamente come questa attività malevola faccia parte della categoria delle molestie e come, di conseguenza, possa essere difficile la vita di una persona che viene vessata ripetutamente mentre svolge le proprie attività lavorative.
Chi fa mobbing crea un vero e proprio stato di terrore sul posto di lavoro per chi ne subisce gli effetti e, alle volte, anche per coloro che stanno intorno alla vittima dei soprusi.
Ecco che il significato di mobbing sul lavoro si avvicina a quello di un terrorismo psicologico circoscritto a una delle attività principali della vita di un individuo. Infatti chi è colpito da queste molestie prova grande disagio o addirittura paura quando deve iniziare la sua attività lavorativa, ogni giorno, per svolgere la propria professione.
Tre tipi di mobbing sul posto di lavoro
È importante distinguere il tipo di mobbing che si subisce sul posto di lavoro o che colpisce un collega, così da poter intervenire nel migliore dei modi.
I tre tipi di mobbing sul lavoro sono:
- Verticale
- Orizzontale
- Dal basso
Il mobbing verticale o gerarchico è quello che viene fatto da una figura lavorativa di grado superiore a quello della vittima, ad esempio, il capoufficio che vessa il dipendente o il caporeparto che bullizza uno degli operai che dirige.
Il mobbing orizzontale, invece, riguarda atti persecutori di una persona di pari grado rispetto alla vittima.
Molto più raro è il mobbing dal basso, in cui una persona o un gruppo cerca di creare condizioni insostenibili per il proprio boss, mettendolo in una posizione difficile in cui prova disagio.
Ognuna di queste strategie persecutorie può essere messa in atto attraverso piccole azioni, che se valutate una alla volta possono non sembrare così pericolose per la salute psicofisica della vittima, mentre se analizzate nell’insieme rivelano tutta la loro dannosità.
Mobbing sul lavoro sentenze e leggi
La prima sentenza riguardante il mobbing risale a più di 20 anni fa. Era il 2001 quando la Corte d’Appello, su segnalazione della Procura di Torino, riconosceva il maltrattamento messo in atto da un datore di lavoro.
Oggi, però, non esiste ancora in Italia una legge specifica per il reato di mobbing, ma i giudici devono prendere in considerazioni altre leggi che riguardano le prevaricazioni e i soprusi che le persone possono subire sul luogo di lavoro.
Bisogna dire che tra i principi fondamentali inseriti nella Costituzione Italiana, l’articolo 3 fornisce un valido punto di riferimento per combattere ogni discriminazione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“
Anche il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, Testo Unico Sulla Salute E Sicurezza Sul Lavoro, mette in chiaro che per “salute” s’intende lo “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”, e che il datore di lavoro deve valutare i rischi presenti sul luogo di lavoro analizzando anche i “problemi legati alla postura ed all’affaticamento fisico o mentale”.
Mobbing sul lavoro: cosa fare?
All’interno del mobbing sono compresi atti riconducibili a: esclusione da attività o luoghi specifici, aggressioni verbali e/o fisiche, diffusione di calunnie, mancanza di risposte, blocco di progetti e/o carriera senza motivazioni adeguate.
Chi subisce costanti azioni che minano la salute mentale e fisica, ma anche la serenità e la possibilità di migliorare la propria professione, può chiedere una consulenza ad un avvocato e valutare insieme a lui la possibilità di fare causa per stabilire se sta realmente subendo mobbing sul posto di lavoro.
Diverse organizzazioni sindacali forniscono supporto legale proprio per affrontare problematiche relative al mobbing, per capire come raccogliere prove utili e come comportarsi durante il periodo che porta al processo.
In generale, per dimostrare che si sta subendo mobbing sul lavoro è opportuno raccogliere documenti ufficiali, testimonianze, certificazioni mediche.
Ovviamente è sempre necessaria l’assistenza di un legale, il quale può dire quali siano le operazioni giuste da eseguire per arrivare all’obiettivo di mostrare durante un processo tutte le prove che chiariscono le responsabilità di una o più persone.
È opportuno sottolineare che il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile in una causa legale per mobbing non solo se è lui ad “assillare” un dipendente, ma anche se si disinteressa delle condotte di una persona che ne vessa un’altra.
Un ulteriore aiuto per cogliere eventuali problematiche tra colleghi e cercare di risolvere sul nascere, evitando che si trasformino in mobbing, è quello di utilizzare software per le risorse umane che permettano di raccogliere feedback e valutazioni sul comportamento e sull’engagement che i dipendenti hanno con il proprio team ed in generale con i colleghi di tutta l’azienda.
In questo modo l’ufficio HR può valutare sia l’andamento generale dell’azienda che singoli casi o richieste particolari.